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Nothing
New
Studio La Citta 2
L’idea che supporta la mostra(curata da Athony Iannacci) non é,
come potrebbe sembrare, quella di contrapporre la creativitá sperimentale
ed evoluzionistica delle avanguardie all’arte attuale che pratica
una pura interpretazione delle immagini "gia fatte."
Qui e la nozione stessa di nuovo che e messa in discussione (nothing new).
In quanto il nuovo postula un continuo debutte e una continua evoluzione,
mentre invece, secondo la menzionata teoria della griglia, di Krauss, il
momento di sperimentazione e sempre seguito da uno di refacimento. E questo
anche nell’attitudine dell’Avanguardia, dove ogni investimento
nei confronti di una novita linguistica diventa poi sistema e formula per
il lavoro a seguire.
Per Iannacci si tratta soprattutto di uno degli aspetti che contraddistinguono
il fare attuale di artisti James Croak, Alberto Garutti, Fabian Marcaccio,
Christian Eckart, Umberto Cavenago. Se pero ci si attiene al puro "discorso
della griglia," gli autori proposti sembrano attuare un procedimento
inverso, non di ipetizione o di citzione, ma piuttosto do "aprtura"
del codice di partenza: di sua analisi o di sua negazione. E cosi per le
finestre di Croak che paiono innestarsi sul filone del ready-made, ma che
se ne allontanano subito per quell misto di geometria povera che ne connota
la fattura: e cosi per le enfatiche stesure di colore di Marcaccio e le
pitture "per indizi" di Mazzucconi: non riprese di composizioni
gestuali, ma indagini concettuali sulla natura dell’opera d’arte"
e cosi per l’apparente geometria ridotta al grado zero di Eckart,
che si dimostra essere invece lo svelamento del limite, del recinto magico
del vedere…
Ogni opera non presenta piu nulla di originale, ma certo si inquisisce sull’originalita:
impiega il resto, lo scarto, il cliché non come facciata o abbellimento
artificioso, ma per sondare gli schemi primi del percepire e del pensare.
Un lavoro che l’assunto della mostra definisce "la positiva assenza
di originalita nell’art": un accumulare, un commentare, un riflettere
su un panorama visivo ormai consumato; un arrivare allo sconosciuto passando
dal conosciuto, un parlare dell’oltre mostrando il qui.
Luigi Meneghelli |