Summer 1992
   
Nothing New
Studio La Citta 2

L’idea che supporta la mostra(curata da Athony Iannacci) non é, come potrebbe sembrare, quella di contrapporre la creativitá sperimentale ed evoluzionistica delle avanguardie all’arte attuale che pratica una pura interpretazione delle immagini "gia fatte."

Qui e la nozione stessa di nuovo che e messa in discussione (nothing new). In quanto il nuovo postula un continuo debutte e una continua evoluzione, mentre invece, secondo la menzionata teoria della griglia, di Krauss, il momento di sperimentazione e sempre seguito da uno di refacimento. E questo anche nell’attitudine dell’Avanguardia, dove ogni investimento nei confronti di una novita linguistica diventa poi sistema e formula per il lavoro a seguire.

Per Iannacci si tratta soprattutto di uno degli aspetti che contraddistinguono il fare attuale di artisti James Croak, Alberto Garutti, Fabian Marcaccio, Christian Eckart, Umberto Cavenago. Se pero ci si attiene al puro "discorso della griglia," gli autori proposti sembrano attuare un procedimento inverso, non di ipetizione o di citzione, ma piuttosto do "aprtura" del codice di partenza: di sua analisi o di sua negazione. E cosi per le finestre di Croak che paiono innestarsi sul filone del ready-made, ma che se ne allontanano subito per quell misto di geometria povera che ne connota la fattura: e cosi per le enfatiche stesure di colore di Marcaccio e le pitture "per indizi" di Mazzucconi: non riprese di composizioni gestuali, ma indagini concettuali sulla natura dell’opera d’arte" e cosi per l’apparente geometria ridotta al grado zero di Eckart, che si dimostra essere invece lo svelamento del limite, del recinto magico del vedere…

Ogni opera non presenta piu nulla di originale, ma certo si inquisisce sull’originalita: impiega il resto, lo scarto, il cliché non come facciata o abbellimento artificioso, ma per sondare gli schemi primi del percepire e del pensare. Un lavoro che l’assunto della mostra definisce "la positiva assenza di originalita nell’art": un accumulare, un commentare, un riflettere su un panorama visivo ormai consumato; un arrivare allo sconosciuto passando dal conosciuto, un parlare dell’oltre mostrando il qui.
Luigi Meneghelli